ROMA – Undicesima notte consecutiva di attacchi Usa in Iran. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) fa sapere di aver “colpito centri di comando e controllo militari iraniani, capacità marittime, hangar per aeromobili, depositi di droni e infrastrutture logistiche militari”. Raid messi in campo con l’obiettivo “di ridurre ulteriormente la capacità dell’Iran di minacciare il traffico navale commerciale nello Stretto di Hormuz”.
“Negli ultimi tre mesi- si legge nella nota del Centcom- l’Iran ha attaccato oltre 30 navi commerciali in transito lungo questa via navigabile internazionale, vitale per il commercio regionale e globale. Tali attacchi ingiustificati hanno messo in pericolo centinaia di marittimi innocenti e compromesso la libertà di navigazion”.
RUBIO: “IN GIOCO NON SOLO HORMUZ, MA IL PRINCIPIO DELLA LIBERTÀ DI NAVIGAZIONE”
Il Comando Centrale, poi, aggiunge che “lo Stretto di Hormuz rimane aperto al transito delle navi commerciali. Dall’inizio di maggio, le forze del Centcom hanno contribuito a garantire il passaggio di circa 900 navi commerciali e di 450 milioni di barili di greggio”.
Parlando dello Stretto, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha affermato: “Se creiamo un precedente in Medio Oriente, in cui uno Stato nazionale può decidere di controllare una via navigabile internazionale, creiamo un precedente molto pericoloso che si ripeterà in altre parti del mondo”. Per il segretario “ciò che è in gioco qui non è semplicemente lo Stretto di Hormuz, ma un principio fondamentale sulla libertà di navigazione. Se questo principio viene minacciato, credo che lo sia anche l’economia globale”.
Per il segretario di Stato americano, Marco Rubio, Teheran “non è seriamente intenzionata a negoziare”, mentre “Gli Stati Uniti rimangono aperti e disposti a impegnarsi in negoziati e colloqui positivi e costruttivi, purché gli impegni presi siano rispettati”. In caso contrario, “quando quegli impegni non vengono rispettati, come è accaduto in questo caso specifico, allora ci saranno conseguenze”.
Conseguenze come quella annunciata dal presidente Donald Trump, secondo il quale il prossimo obiettivo militare potrebbe essere un complesso noto come Pickaxe Mountain, un sito nucleare sotterraneo dove si sospetta che l’Iran stia costruendo un impianto di arricchimento non dichiarato.
UNA GUERRA COSTATA GIÀ 37,5 MILIARDI DI DOLLARI
Il conflitto, insomma, non accenna a placarsi e, parlando di numeri, il Segretario alla Segretario alla guerra degli Stati Uniti d’America – Pete Hegseth – ha dichiarato ai membri del Congresso a Capitol Hill che la guerra in Iran è costata finora agli Stati Uniti 37,5 miliardi di dollari. Una cifra che includerebbe i costi stimati fino al 30 settembre. Hegseth ha difeso la richiesta del governo Trump di uno stanziamento supplementare di 67 miliardi di dollari.
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