ROMA – La tregua firmata il 17 giugno scorso non esiste più. Stati Uniti e Iran, a mo’ di cantilena, continuano nel loro botta e risposta mentre il mondo sta a guardare, o meglio, a subirne le conseguenze. Nelle ultime ore lo scontro militare ha raggiunto nuovi livelli di intensità. Gli Stati Uniti hanno colpito siti strategici iraniani, tra cui centri di comando, difese aeree e siti missilistici a Bandar Abbas, Semnan, Hamadan e sull’isola di Greater Tunb. L’Iran ha risposto con attacchi mirati su strutture statunitensi in Kuwait, Bahrein e Giordania.
Stando a quanto riporta Al-Jazeera, il generale Ebrahim Zolfaghari, portavoce del quartier generale centrale iraniano Khatam al-Anbiya, ha affermato che se Trump porterà avanti le sue minacce “tutte le infrastrutture della regione saranno schiacciate sotto i colpi delle potenti forze armate della Repubblica islamica dell’Iran, in modo che nessuna traccia di esse rimarrà, come se non fossero mai esistite”.
Intanto lo stallo su Hormuz, mette sempre più in ginocchio i mercati globali. La ripresa delle ostilità ha quasi azzerato il traffico civile non iraniano nello Stretto, con i mercantili rimasti che navigano a transponder spenti nel tentativo di sfuggire ai radar dei Pasdaran.
LE PROSSIME MOSSE
Il futuro del conflitto al momento, non è roseo, e se la diplomazia non riuscirà a trovare delle soluzioni a breve termine, Trump pare abbia già pronto il suo ‘piano B’. Tra i punti principali potrebbero esserci il bombardamento di ponti stradali e centrali elettriche per mandare in blackout l’Iran, un’operazione di terra su Kharg Island e un raid contro Pickaxe Mountain, complesso di tunnel fortificato ritenuto sede di attività nucleari
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