mercoledì, 20 Maggio , 26

Roma, il labirinto burocratico frena le imprese

NewsRoma, il labirinto burocratico frena le imprese

‘Senza conoscenza del territorio si rischia il fallimento’

La complessità normativa della Capitale richiede competenze specifiche per il successo imprenditoriale

La complessità burocratica e normativa di Roma sta diventando un ostacolo sempre più significativo per lo sviluppo imprenditoriale nella Capitale. Secondo i dati della Camera di Commercio di Roma, nonostante siano disponibili voucher fino a 15.000 euro e una dotazione complessiva di 2 milioni di euro per lo sviluppo delle PMI romane attraverso il Bando Sviluppo Impresa 2025, molte aziende rinunciano a questi fondi per l’impossibilità di navigare il complesso sistema amministrativo locale. Un paradosso che evidenzia come la mancanza di conoscenza territoriale specifica stia diventando il primo fattore di fallimento per le nuove imprese.

Raffaele Rizzo, esperto di consulenza per l’avvio di impresa con 18 anni di esperienza sul campo e oltre 7.000 aperture seguite nella Capitale, conferma questa tendenza: ‘Roma ha delle normative molto più stringenti e volatili rispetto ad altre città italiane. Cambiano in continuazione, e con esse cambiano anche le giunte. Noi ci troviamo nel mezzo tra l’amministrazione e l’impresa, cercando di far combaciare sia l’esigenza dell’imprenditore che l’obbligo normativo’.

Il settore sanitario privato rappresenta un caso emblematico di questa complessità. Mentre il comparto impiega circa il 30-40% del personale sanitario nazionale secondo il 8° Rapporto GIMBE, aprire una struttura sanitaria a Roma richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la preparazione medica. La città presenta infatti requisiti normativi particolarmente complessi per l’accreditamento con il servizio sanitario regionale, con procedure che variano significativamente anche tra diversi municipi della stessa città.

‘Abbiamo notato che sempre più gruppi di investitori, anche quelli che prima pensavano che il food fosse il futuro, si stanno orientando verso il settore sanitario’, spiega Rizzo. ‘Il problema è che se vuoi aprire un’attività sanitaria nel posto sbagliato, magari dove ci sono già quattro strutture consolidate, il fallimento è quasi garantito. La conoscenza del territorio non è un optional, è una necessità’.

La situazione si complica soprattutto per chi arriva da fuori Roma. La storia lo dimostra: nei primi anni 2000 una parte della comunità siciliana della ristorazione, arrivata nella Capitale con format e abitudini consolidate altrove, si scontrò con un mercato completamente diverso. Molti locali chiusero non per mancanza di qualità, ma per aver sottovalutato il peso del contesto romano.

Il problema non riguarda solo le piccole imprese. Anche grandi brand nazionali e internazionali si affidano sempre più a consulenti locali specializzati per navigare il complesso sistema romano. Roma non è una città uniforme: è l’unica città d’Italia dove due locali identici, a poco più di 700 metri di distanza, possono avere tre percorsi autorizzativi completamente diversi,” racconta. “Cambia il municipio, cambia il vincolo, cambia l’interpretazione della norma. Se non conosci la città, rischi di non aprire affatto”.

Durante la pandemia, questa complessità è emersa in modo ancora più evidente. Mentre le imprese dovevano adattarsi rapidamente alle nuove normative su orari, sanificazioni e protocolli di sicurezza, quelle supportate da consulenti territoriali hanno mostrato tassi di sopravvivenza nettamente superiori. ‘Durante il lockdown abbiamo accompagnato più di 2.500 attività con aggiornamenti normativi praticamente in tempo reale’, afferma Rizzo. ‘Le imprese che abbiamo seguito non solo sono sopravvissute, ma hanno portato altre imprese da noi vedendo i risultati’.

Il decreto direttoriale del 16 giugno 2025 ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali, ma anche in questo caso la complessità delle procedure di accesso rischia di escludere proprio le piccole e medie imprese che ne avrebbero più bisogno. La piattaforma informatica per la prenotazione delle risorse richiede competenze tecniche e amministrative che molte PMI non possiedono internamente.

La soluzione, secondo gli esperti del settore, passa attraverso un approccio integrato che combini conoscenza territoriale, competenze tecniche e capacità di navigare il sistema amministrativo locale. ‘Non basta saper fare bene il proprio mestiere’, sottolinea Rizzo.
L’imprenditore non deve diventare un esperto di burocrazia: deve avere chi gliela traduce. A Roma non falliscono le idee, fallisce chi non conosce il territorio. Roma non è difficile: è diversa. E va interpretata’.

Questo approccio territoriale sta diventando sempre più rilevante anche per lo sviluppo futuro delle imprese romane. Con l’evoluzione del mercato e l’arrivo di nuovi investitori, la capacità di interpretare le specificità locali diventa un vantaggio competitivo fondamentale. Le aziende che investono in questa conoscenza mostrano tassi di successo significativamente superiori alla media, con una riduzione del rischio di fallimento nei primi tre anni di attività che può arrivare fino al 60%.

La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra la necessità di semplificare il sistema normativo e l’importanza di preservare le specificità che rendono Roma un mercato unico. Nel frattempo, la conoscenza territoriale rimane l’asset più prezioso per chi vuole fare impresa nella Capitale, trasformando quella che potrebbe essere una barriera in un’opportunità di sviluppo sostenibile e duraturo.

Potrebbe interessarti

Check out other tags:

Articoli Popolari