Open Fiber, pensionamento rame ineluttabile. Spingere su domanda

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Open Fiber, pensionamento rame ineluttabile. Spingere su domanda

Gli stati genenerali in Veneto con il presidente Luca Zaia

Roncade (Tv), 25 set. (askanews) – L’abbandono del rame e l’ineluttabile passaggio ad una rete solo in fibra, in grado di gestire enormi volumi di traffico, rappresenterà a breve una situazione di discontinuità tecnologica. In Italia la rete in fibra ha raggiunto circa 20 milioni di linee recuperando parte dei ritardi accumulati. Ancora resta da fare soprattutto nelle cosiddette aree bianche, quelle a fallimento di mercato e in quelle grigie, dove c’è investimento pubblico-privato e dove il Piano Italia a 1 Giga e le risorse del Pnrr potranno dare un contributo alla accelerazione. Se ne è discusso agli Stati generali della Fibra a Roncade, in Veneto, organizzati dalla Regione e in collaborazione con Open Fiber, una giornata per fare il punto in un regione caratterizzata da una industrializzazione diffusa e per la quale una rete capillare vuol dire accrescere competitività. Ad aprire i lavori il presidente della regione, Luca Zaia, che che ha posto l’accento sulla necessità di un pensionamento del rame entro il 2030.”Questa è una grande sfida, una nuova sfida. Passare dal rame alla fibra e si consideri che i dati nazionali sono preoccupanti, solo il 14% degli abbonamenti è fino ai 100 megabite. Dall’altro c’è da dire che la media europea parla di almeno il 26%. La nostra sfida è quella di portarla dappertutto questa banda larga perché è un momento di attrazione dei capitali, di servizio al territorio. Il fatto che il Veneto sia sopra la media nazionale per la percentuale di abbonamenti e sia più in linea con l’Europa che con la media nazionale dà una dimensione di quanto noi crediamo a questo. Ovviamente le imprese sono state il grande motore di promozione di quello che è la fibra e la banda ultralarga. Ovvio è che lo switch dal mondo analogico a quello digitale deve essere fatto con rapidità. Visto e considerato che il mondo corre”, ha detto Zaia.Della necessità e del coraggio nell’andare verso soluzioni solo fibra, ha parlato anche Roberto Viola – direttore generale di Dg Connect della commissione Commissione Europea per il quale la fibra deve essere considerata una infrastruttura strategica per per l’Europa e per l’Italia in un’ottica che le consenta di affrontare le sfide globali.Dal canto suo Open Fiber conta di portare a termine a livello nazionale il piano Bul per le aree cosiddette bianche entro il 2024 colmando i ritardi accumulati ma resta il problema di una domanda che non riesce ancora a decollare.Andrea Falessi direttore relazioni esterne Open Fiber: “Dal 2018 in poi abbiamo recuperato. La media europea di disponibilità delle rete Ftth è di circa il 50%. Noi adesso siamo poco oltre il 40%. Il problema vero in Italia non è tanto la disponibilità che deve sicuramente migliorare ma che sta progredendo, quanto il livello di penetrazione, quante persone sono attive su queste reti- è molto bassa, siamo a circa il 20% rispetto alla disponibiltà integrale di queste reti e noi riteniamo che sia importante una politica industriale orientata a far si che ci sia una migrazione dalle vecchie verso le nuove reti affinché si possa dispiegare nei fatti la trasformazione digitale”.In Veneto per il Piano Bul nelle aree bianche la fibra è arrivata in 454 comuni dei 563 complessivi della regione tra città e piccoli comuni, e con il piano Italia 1 Giga arriverà entro il 2026 a coprirne la quasi totalità. La società ha finora investito 550 milioni che arriveranno a quasi un miliardo entro il 2026.Roberto Tognaccini, responsabile Area Nord Est Open Fiber: “Sulle aree nere, che sono le grandi città, abbiamo già coperto le 14 città principali e messo in vendibilità 440mila unità immobiliari. Sulle aree bianche siamo a una percentuale di vendibilità tra il 65 e il 70%. Oggi credo che la grande sfida sia quella di utilizzare questa grande infrastruttura”.