giovedì, Settembre 23, 2021

L’affondo di de Magistris: “Conte e M5s dalla parte di chi distrutto la Calabria”

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Covid, ecco il libro ‘Giuro di non dimenticare’. Quici (Cimo): “Sia da monito”

ROMA – E’ stato presentato a Roma, nella sala ‘Caduti di Nassirya’ del Senato, il libro ‘Giuro di non dimenticare. Storie di medici ai tempi del Covid’. Realizzato dal sindacato Cimo, il volume raccoglie 28 storie che rappresentano il mondo del personale sanitario che ha lavorato in prima linea nei reparti Covid degli ospedali di tutta Italia durante la pandemia da Coronavirus.

Dallo specializzando al medico di lungo corso, dallo specialista al gastroenterologo, dall’internista ai geriatri fino ai rianimatori, dai radiologi ai chirurghi, da quanti si occupano della salute dei disabili, i più fragili tra i fragili, fino ai dottori impegnati in medicina d’urgenza e in quella trasfusionale, in servizio durante i turni di giorno e nelle notti di guardia: 28 medici di tutta Italia si sono raccontati in modo semplice e spontaneo, mostrando le proprie paure e le proprie ansie, i propri momenti di gioia e quelli di sconforto.

“Il libro ha un titolo importante- ha affermato il professor Guido Quici, presidente Cimo- perchè ‘Giuro di non dimenticare’ prende spunto dal giuramento di Ippocrate, quindi dalla responsabilità deontologica dei medici, ma rappresenta anche un monito a non dimenticare quanto accaduto e quanto sta succedendo”.

Quici ha aggiunto che “con questo testo abbiamo voluto lanciare un segnale forte: evitare che, passata la pandemia, si cada nel dimenticatoio. Vogliamo lasciare vive quelle emozioni e quelle esperienze professionali che possono essere utili a migliorare il nostro Servizio sanitario nazionale e a fungere da testimone per le future generazioni di medici”.

La senatrice del Movimento 5 Stelle, Danila De Lucia, promotrice della conferenza, ha informato che “nel libro trovano spazio le emozioni vissute dai sanitari di tutta Italia, da quelli della Valle d’Aosta fino a quelli della Calabria. Tutti raccontano esattamente cosa abbiano provato di fronte a questo nemico e come il mondo della sanità sia stato costretto non a rimboccarsi le maniche ma a coprirsi il volto per poterlo combattere. Dopo un anno e mezzo siamo ancora qui ma, per fortuna, possiamo fare affidamento sul vaccino, l’unica vera forma per affrontare il Covid”.

“In questo libro ho letto l’emotività, l’istinto, la voglia di raccontarsi. Credo che gran parte dei medici che hanno collaborato al testo e che hanno scritto questo lavoro ci sia stato anche una sorta di sfogo, un modo per dissacrare quello che in effetti era loro accaduto, nel momento in cui si sono trovati davanti questo mostro che è il Covid, con cui dovremmo imparare a convivere”, aggiunge De Lucia.

Nel libro, dunque, ampio spazio anche all’aspetto deontologico: lo si percepisce dai toni pacati degli autori, dalla solidarietà tra colleghi, dall’ironia e, soprattutto, dall’assoluta mancanza di atti accusatori all’insegna della polemica. Quici ha sottolineato infatti che “non si tratta di un libro di denuncia, perchè sarebbe stato fin troppo semplice, ma di racconti scritti con il cuore, liberi da qualsiasi forma di condizionamento esterno”. Racconti di un vissuto fatto di emozioni, paure, insicurezze ma anche di humor e intenzione di affrontare le cose in modo professionale. Su tutti, il rifiuto da parte dei medici di essere considerati eroi, perché fragili, con le proprie paure, i propri dubbi e, soprattutto, vulnerabili.

Nelle circa 150 pagine del volume scorrono le tante difficoltà affrontate dai protagonisti, che con il loro lavoro quotidiano dimostrano ancora una volta come la parola ‘resilienza’ appartenga al Dna dei medici e del personale sanitario italiano, “il primo nel mondo occidentale- ha ricordato con orgoglio la senatrice del Movimento 5 Stelle, Mariolina Castellone- a dover affrontare una gravissima emergenza sanitaria, nella quale ha ricorso ai possibili rimedi di medicina di guerra, combattendo in trincea per salvare vite e spesso perdendo la loro”. Castellone ha precisato che “questa è la motivazione che ha candidato il nostro personale sanitario al Premio Nobel per la Pace nel 2021, riferito all’emergenza 2020. Una scelta simile non era mai accaduta nel corso della storia e ciò fa ben capire il grande lavoro svolto da tutto il nostro comparto sanitario”.

Parlando di storie di medici il riferimento va al giuramento di Ippocrate che traspira nei racconti di quanti, attraverso le proprie azioni, il proprio modo di affrontare quei problemi, hanno cambiato la vita personale e professionale di ogni medico. ‘Giuro di non dimenticare’ significa anche ricordare quelle esperienze di lavoro fatte di paure, sacrifici, emozioni, notti insonni, sguardi smarriti che hanno visto medico e pazienti combattere, da soli, il virus in situazioni sia cliniche che organizzative spesso drammatiche. Il Covid ha rinsaldato il legame, da troppo tempo sopito, tra medico e paziente. Un legame che il Censis ha saputo ben rappresentare con un recente rapporto dal quale emerge che l’87% degli italiani ha fiducia nelle competenze e nella professionalità dei medici ospedalieri e il 91,3% dei pazienti ritiene prioritario rinsaldare il rapporto diretto con il medico.

Nel testo si raccontano molti episodi, uno diverso dall’altro, che testimoniano la solidarietà del medico verso il paziente, ma con un sentimento sempre condiviso: la solitudine, che, di fatto, ha dunque cementato il rapporto tra medico e paziente. Quici ha spiegato infatti che “il primo si è trovato ad affrontare una malattia ancora poco conosciuta, anche con le paure da un punto di vista professionale e personale, mentre il secondo, privo del conforto dei suoi familiari, è stato da solo con la paura di morire”.

Scorrendo le pagine del volume, ecco la storia, drammatica, di un chirurgo campano diabetico che si offre volontario per aiutare i colleghi dei reparti Covid e poi si ammala nello stesso reparto. Oppure il racconto dell’anestesista della Valle d’Aosta che, tornata in Sicilia per le vacanze estive, non riesce nemmeno ad abbracciare la mamma per la grande paura di contagiarla dopo aver visto morire in terapia intensiva molti pazienti dell’età di sua madre. Tenero il racconto di un sanitario continua a leggere sul sito di riferimento

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