Gli Usa lanciano i ‘Trump Accounts’ per educare alle finanze dalla nascita. Piano da 3,6 miliardi finanziato con tasse sulle rimesse estero
Gli Stati Uniti si preparano a lanciare una delle iniziative più audaci nel panorama delle politiche economiche per le famiglie: conti di investimento automatici per ogni neonato americano, dotati di un capitale iniziale di 1.000 dollari fornito dallo Stato.
L’iniziativa, denominata ‘Trump accounts’ e inserita nel progetto legislativo ‘Big, Beautiful Bill’, rappresenta un tentativo senza precedenti di democratizzare l’accesso ai mercati finanziari fin dai primi giorni di vita.
La misura, attualmente in fase di valutazione parlamentare, interesserebbe tutti i bambini nati dal primo gennaio 2025 al 31 dicembre 2028. Il meccanismo prevede l’investimento automatico del capitale iniziale in fondi indicizzati azionari o portafogli diversificati legati alle performance del mercato statunitense: “Si tratta di un esperimento sociale ed economico che potrebbe ridefinire il rapporto tra cittadini e investimenti”, spiega Alberto Camuncoli, esperto di mercati finanziari e autore di diversi volumi sul tema degli investimenti.
Le proiezioni economiche elaborate dai sostenitori del progetto mostrano scenari interessanti per il lungo periodo. Con un rendimento medio annuo del 7%, i 1.000 dollari iniziali potrebbero trasformarsi in circa 3.380 dollari dopo diciotto anni.
La cifra diventa significativamente più consistente se si considerano contributi aggiuntivi: versamenti mensili di 100 dollari porterebbero il capitale accumulato oltre i 44.000 dollari al raggiungimento della maggiore età: “L’obiettivo non è solo fornire un gruzzolo per il futuro, ma educare intere generazioni al potere dell’interesse composto e agli investimenti di lungo termine”, osserva Camuncoli.
Il finanziamento dell’operazione avverrebbe attraverso una tassa del 3,5% sulle rimesse di denaro inviate all’estero, generando un costo complessivo stimato in 3,6 miliardi di dollari. Una cifra relativamente contenuta se rapportata al bilancio federale americano, che supera i 7.000 miliardi annui.
L’accesso ai conti sarà limitato ai figli di genitori in possesso di numero di previdenza sociale e autorizzazione al lavoro, escludendo di fatto i bambini nati da immigrati irregolari.
L’iniziativa si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso l’educazione finanziaria e la partecipazione dei cittadini ai mercati di capitale: “Storicamente, il mercato azionario americano ha rappresentato uno dei principali motori di creazione di ricchezza per le famiglie.
Questa proposta mira a rendere tale opportunità accessibile a tutti fin dalla nascita”, sottolinea Camuncoli. Il modello riprende e amplia esperienze già sperimentate in alcuni Stati americani con i cosiddetti ‘baby bonds’, conti di risparmio destinati ai minori con agevolazioni fiscali.
La proposta americana evidenzia anche le differenze culturali e strutturali tra i vari Paesi nell’approccio agli investimenti: “Sarebbe interessante vedere un’iniziativa simile anche in Italia, dove la cultura finanziaria rimane ancora limitata”, commenta l’esperto. I dati mostrano infatti che solo il 7% degli italiani investe in azioni, contro percentuali molto più elevate in altri Paesi sviluppati: 37% in Australia, 49% in Canada e 55% negli Stati Uniti.
Le cause di questa differenza sono molteplici e complesse. Il mercato azionario italiano ha registrato performance storicamente inferiori rispetto ad altre piazze internazionali, con un incremento reale annuo di appena l’1,3% dal 2000 al 2024, al netto dell’inflazione.
Parallelamente, il livello di alfabetizzazione finanziaria nel nostro Paese risulta ancora insufficiente, come confermato da ricerche della Banca d’Italia che collocano l’Italia al penultimo posto tra 26 nazioni monitorate: “La combinazione di rendimenti modesti e scarsa preparazione finanziaria ha storicamente orientato i risparmiatori italiani verso investimenti immobiliari piuttosto che azionari”, analizza Camuncoli.
Nonostante le criticità del contesto italiano, l’esperto rimane ottimista sulle potenzialità degli investimenti azionari nel lungo periodo: “Tutti gli studi internazionali dimostrano che investire in modo informato e diversificato sui mercati può produrre risultati eccellenti nell’arco di decenni.
Un incentivo statale simile a quello americano potrebbe rappresentare una svolta per molte famiglie italiane, aiutandole a costruire un futuro finanziario più solido attraverso la partecipazione ai mercati globali”.


