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Come riconoscere il vero sushi dai “tarocchi”? Ci penserà un’azienda italiana

ROMA – Il sushi è ormai un alimento presente nella dieta di tantissimi italiani. Nelle nostre città si moltiplicano i ristoranti che propongono la prelibata pietanza originaria del Giappone, soprattutto nella formula ‘all you can eat‘ che permette di fare scorpacciate di nigiri, maki, rolls e chi più ne ha più ne metta a costi abbastanza contenuti.

Anche a causa del boom dei ristoranti di sushi, è nata l’esigenza di definire in modo preciso qual è il sushi vero per distinguerlo da quello “tarocco” offerto da locali che propinano ai clienti prodotti di scarsa qualità. E a farlo sarà un’azienda italiana, l’ente di certificazione Uese Italia Spa con sede a Venezia. “La norma UNI CEI EN ISO/IEC 17024:2012 obbliga ad attestare se una determinata persona, valutata da una terza parte indipendente secondo regole prestabilite, possegga i requisiti necessari e sufficienti per operare con competenza e professionalità in un determinato settore di attività – spiega il ceo dell’azienda, Giuseppe Izzo – Uno dei principali vantaggi per le organizzazioni (ristoranti, negozi e così via), è quello di garantire le competenze vantate da parte del professionista, in quanto la certificazione delle competenze permette di creare un sistema unico che facilita il riconoscimento tra professionisti di nazionalità diverse. Sul sushi, tocca a noi definire le regole e i requisiti dei professionisti del settore e certificare i processi. Il tutto sarà pronto entro l’anno e permetterà di riconoscere il sushi vero, il sushi doc”.

ARRIVA ANCHE IL DOCUMENTARIO SUL SUSHI

E per i veri appassionati di sushi, il processo di certificazione del sushi verrà raccontato in un documentario, anch’esso italiano: “Saranno 36 episodi della durata di 50 minuti ciascuno – dichiara Giovanni Franchini, ceo di Emy Productions, broadcast con sede a Roma – abbiamo deciso di puntare a un contenuto che possa portare alla luce la storia del sushi e non solo. Puntiamo infatti anche a riscoprire la tradizione giapponese e la sua contaminazione con la nostra”.

L’obiettivo è rendere il sushi alla portata di tutti e ancora più familiare rispetto a oggi: “Capire come nasce e come si produce non è un elemento secondario – sottolinea Izzo – Certo, il consumatore non può fare il detective ma, con il lavoro combinato che stiamo realizzando, avrà comunque gli strumenti per riconoscere quello doc. Ma non solo: certificare i processi e definire le regole e i requisiti dei professionisti del settore significa anche mettere fuorigioco chi quelle regole non le segue. Chi proverà a vendere sushi che sushi non è a quel punto verrà penalizzato, mentre chi seguirà le giuste procedure sarà premiato dal mercato. Questo perché i consumatori sapranno dove trovare prodotti fatti a regola d’arte da professionisti certificati”.

UN CERTIFICATO DI GARANZIA INTERNAZIONALE

E l’obiettivo è rendere la certificazione valida e riconosciuta a livello internazionale: “Il nostro lavoro avrà molteplici benefici – afferma Izzo – per il consumatore ma non solo. Sulla base della patente che rilasceremo si verrà a contatto con gli chef stellati di tutto il mondo e si avvierà una catena virtuosa rilevante. I controlli verranno infatti moltiplicati in tutti i Paesi e produrranno di fatto occupazione. Ma soprattutto avremo come italiani una grande soddisfazione, aver dato il bollino di qualità a un prodotto internazionale. Quando si dirà che quel sushi è fatto ad opera d’arte, la bontà di quello che si sta mangiando sarà anche frutto del nostro lavoro. E di questo, permettetemelo, ne andiamo fieri”.

LA STORIA DEL SUSHI

“Il sushi originale deve seguire criteri molto rigidi – spiega Daniele Gramiccia di Emy Productions – Il processo produttivo prevede una riconciliazione e una rivalutazione dell’esigenza originale per cui nasce il sushi. Circa duemila anni fa infatti il sushi nasceva in Giappone per il mantenimento del pesce fresco, per questo infatti lo stesso pesce veniva raccolto nel riso fermentato. Da qui si capisce che la scelta delle materie prime e la lavorazione stessa devono seguire quasi un rituale che rispetti le antiche tradizioni. Siamo felici che le piattaforme Tattu e Chili abbiamo capito e abbracciato la nostra idea, cosi da poterla diffondere in Italia e nel mondo”, aggiunge in riferimento al documentario.

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