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Biennale Danza, oppressione e rinascita: Oona Doherty a Venezia

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Leone d’Argento nel 2021, presenta lo spettacolo “Navy Blue”

Venezia, 17 lug. (askanews) – Una coreografia corale di impianto classico, molto elegante, accompagnata dal Concerto per pianoforte n.2 di Sergei Rachmaninoff, che a un certo punto però viene sconvolta da degli spari. È la prima parte dello spettacolo “Navy Blue”, che la coreografa londinese Oona Doherty ha portato in prima nazionale per l’Italia alla Biennale Danza di Venezia, dove nel 2021 le era stato attribuito il Leone d’Argento. Questo nuovo lavoro si articola su due momenti, il primo tragico, con echi dei campi concentrazionari del Novecento e delle sue dittature totalitarie, il secondo improntato invece a una rinascita, che passa anche attraverso una sorta di immersione nello spazio profondo, in quel blu del cielo e delle stelle che forse conferisce la forza di riscattare anche gli orrori della storia.Le parole chiave per Doherty sono, nel caso di quest’opera, crisi e redenzione. E se è disturbante vedere come l’unisono del balletto sia fatto vittima di una violenza cieca, invisibile e inesorabile nella parte intitolata “The Oppression”, è altrettanto strano, ma in senso positivo e liberatorio, assistere, da qualche parte in un mondo che immaginiamo più lontano, alla resurrezione degli stessi corpi dei ballerini a cui la coreografa offre la possibilità di agire “un tentativo di libertà e un nuovo futuro”. La seconda parte si intitola “Submission into Love”, e culmina con un assolo che probabilmente è la misura stessa della speranza presente in “Navy Blue”. Come un abbraccio poetico.Sulla scena i dodici performer, provenienti da tutta Europa, sembrano essere simbolo di una umanità fragile e in un certo senso impotente, schiacciata dalla violenza del potere, i loro passi sono a un certo punto terrorizzati. Ma non possono fare altro che continuare a danzare: qui probabilmente lo spettacolo costruisce la propria forza, la propria credibilità. E partendo da questa impossibilità di uscire dl circolo ermeneutico – se così possiamo dire – della danza, getta le basi per la rinascita. E il medium, in questo caso, è parte decisiva del messaggio.

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