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Assolavoro formazione: “3 aziende su 4 finanziano corsi con risorse proprie”

NewsAssolavoro formazione: “3 aziende su 4 finanziano corsi con risorse proprie”

La formazione resta ampiamente autofinanziata dalle imprese

Soltanto il 35,7% degli adulti di età compresa tra i 25 e i 64 anni è coinvolto in attività di istruzione o formazione, siano esse formali o non formali, presentando un divario di undici punti percentuali rispetto alla media dell’Unione Europea. I giovani nella fascia 18-24 anni partecipano a queste attività in misura minore rispetto ai loro coetanei europei, registrando il 70% rispetto al 79,8% della media UE.

I disoccupati soffrono la situazione più grave: solo l’11,9% di loro ha accesso a percorsi formativi legati al lavoro, in contrasto con il 28,9% in Francia. Tra più di 15 milioni di lavoratori dipendenti analizzati, 11,8 milioni non hanno intrapreso alcun corso di formazione nel periodo tra il 2022 e il 2023. Questi dati emergono da uno studio di Assolavoro.

Sia elementi oggettivi che culturali influiscono sulla situazione. Il 78% di coloro che non partecipano alla formazione afferma di non sentirne l’esigenza. Questa percentuale aumenta all’81,7% tra gli uomini, mentre tra le donne emergono anche altre ragioni personali. Il 20,3% avrebbe desiderato formarsi, ma non ha potuto a causa di limitazioni organizzative, economiche o familiari. In Italia, diversamente da altri Paesi Ue, si percepisce che la responsabilità di accedere alla formazione è più un onere individuale che un diritto garantito anche dai datori di lavoro o dai servizi pubblici.

La formazione continua a essere per lo più autofinanziata dalle aziende. Il 76,8% delle imprese utilizza fondi propri per la formazione dei propri dipendenti, con una percentuale che nelle microaziende (1-9 lavoratori) arriva all’81,4%. L’uso dei fondi interprofessionali è limitato al 15,4% dei casi, mentre i fondi europei strutturali (6,1%) e le agevolazioni fiscali (5%) vengono utilizzati poco, a causa di una scarsa informazione e della complessità burocratica. Il sistema, a volte frammentato e complicato, tende a scoraggiare soprattutto le piccole realtà.

Il settore presenta vasti spazi di sviluppo. Nel 2022, il mercato della formazione per adulti ha raggiunto un fatturato di oltre 3,2 miliardi di euro. Solo il 6% delle imprese, quelle che superano il milione di euro in fatturato, produce il 69,2% di questo valore, mentre il 41,5% delle aziende ha un fatturato inferiore a 100mila euro. Questa disparità riflette anche la distribuzione economica del Paese: Lombardia e Lazio sono le regioni con il maggior numero di aziende e volumi economici, con Milano e Roma al primo posto, seguite da Torino, Bologna, Napoli e Padova.

Le imprese stanno contribuendo in modo significativo: il 68,9% delle aziende italiane con oltre dieci dipendenti ha avviato programmi di formazione continua tra il 2022 e il 2023. Questo dato posiziona l’Italia al di sopra della media dell’Unione Europea (67,4%), ma rimane indietro rispetto a paesi come la Germania (77,2%), la Francia (75,9%) e la Spagna (73,2%). In cifre assolute, più di 804mila aziende hanno fornito opportunità di formazione ai loro lavoratori, di cui 384mila con programmi strutturati e le altre con modalità di apprendimento pratico o affiancato.

Questo impegno evidenzia una sempre maggiore consapevolezza sull’importanza della formazione per la competitività e la stabilità occupazionale, in un contesto fortemente influenzato dalla diffusione rapida dell’Intelligenza Artificiale, dalla transizione ecologica e da significativi squilibri demografici. Sebbene il contributo delle imprese venga sempre più apprezzato, e i settori ad alta intensità tecnologica, come chimico, farmaceutico, servizi pubblici e ICT, mostrino livelli più alti di formazione, il coinvolgimento reale dei dipendenti rimane una questione da risolvere.

Ciro Di Pietro

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