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Arriva la prima piattaforma che porta la consulenza in controllo di gestione alle microimprese: “Così evitiamo fallimenti silenziosi”

NewsArriva la prima piattaforma che porta la consulenza in controllo di gestione alle microimprese: “Così evitiamo fallimenti silenziosi”

Un esperto avverte: “Le imprese perdono denaro senza accorgersene. Manca una cultura del controllo”

In Italia ci sono oltre 4 milioni di microimprese, pari al 95% del tessuto produttivo nazionale. Molte di queste operano senza alcun sistema strutturato di controllo di gestione: una condizione che espone l’imprenditore al rischio di perdere denaro senza rendersene conto e, nei casi peggiori, di arrivare al punto di crisi senza comprenderne le cause.

A lanciare l’allarme è Lorenzo Di Cola, Dottore Commercialista, Pubblicista e membro dello Studio Di Cola Bonanni, storica realtà professionale multispecialistica che integra competenze di Dottori Commercialisti, Revisori Legali, Consulenti del Lavoro e Specialisti di Controllo di Gestione. Da anni Di Cola segue imprese di diversi settori in tutta Italia, soprattutto ristorazione, produzione alimentare, ricettività e servizi.

“Oggi tantissime microimprese sprecano risorse senza accorgersene”, spiega Di Cola. “Fino a qualche anno fa i margini più alti permettevano di assorbire errori gestionali. Oggi non più: costi crescenti, concorrenza aggressiva e complessità organizzativa rendono indispensabile un controllo reale, non solo contabile.”

Un caso esemplare riguarda un’azienda alimentare seguita dallo Studio: quasi 50 dipendenti, oltre 2 milioni di fatturato. “Lavoravano sotto margine”, racconta Di Cola. “Più producevano, più perdevano. Un singolo prodotto generava una perdita di circa 2 euro a confezione tra materie prime e personale. Moltiplicato per i volumi, significava decine di migliaia di euro bruciati senza che l’imprenditore se ne accorgesse.”

Il problema è anche culturale: mancano competenze di base per cogliere i segnali di inefficienza dell’impresa.

Competenze pratiche, tipiche di chi è stato veramente sul campo, non teoriche. Le piccole aziende familiari – oltre 820.000 secondo gli ultimi dati – spesso si fondano sul lavoro diretto dell’imprenditore, che tende a essere onnipresente ma senza procedure, deleghe o strumenti di misurazione.

“L’imprenditore italiano lavora troppo e controlla troppo poco”, osserva Di Cola. “Non per colpa sua: nessuno gli ha mai insegnato a creare procedure, indicatori, sistemi di monitoraggio. In questa condizione, anche lavorare di più può peggiorare la situazione.”

La pandemia ha reso evidenti criticità che erano già presenti.

“Per un cliente che seguiamo, il lockdown è stato paradossalmente una salvezza”, spiega. “La produzione si è fermata e abbiamo potuto analizzare l’intero catalogo. Alcuni prodotti erano in perdita secca. Senza quell’interruzione, avrebbero continuato a creare debito e correre nella direzione sbagliata.”

Neppure le collaborazioni con grandi brand proteggono da errori strategici.

“Una grande catena di fast food aveva proposto una fornitura a 10 centesimi a pezzo, ma la materia prima costava già 17 centesimi”, precisa Di Cola. “Sarebbe stato un bagno di sangue. E senza alcun ritorno di visibilità, perché in queste forniture il produttore non viene indicato.”

La risposta, secondo Di Cola, è democratizzare il controllo di gestione, rendendolo accessibile anche alle microimprese e ai lavoratori autonomi.

“Il controllo di gestione non è un foglio Excel: è una mentalità”, sottolinea. “Anche chi lavora da solo deve sapere riconoscere autonomamente i segnali che l’azienda gli manda, prima ancora dei numeri.”

Per questo motivo, lo Studio Di Cola Bonanni lancerà nelle prossime settimane una piattaforma digitale che porterà il controllo di gestione alle microimprese, in forma guidata e completamente accessibile: una sorta di consulenza virtuale che aiuta l’imprenditore a riconoscere i rischi, leggere le dinamiche e prendere decisioni consapevoli. Questa piattaforma avrebbe potuto essere proposta come un servizio premium, riservato a poche aziende strutturate. Ma la mia missione è culturale: volevo che fosse accessibile a tutti, anche nella facilità di comprensione e, soprattutto, rispondenza alle reali esigenze delle piccole imprese. Ho scelto un modello economico sostenibile per qualsiasi microimprenditore, perché se il controllo di gestione resta un privilegio, il problema resta irrisolto.

“Se riusciamo a diffondere questa cultura, miglioriamo la vita di milioni di persone”, conclude Di Cola. “Tutti parlano di marketing, siti web e presenza online. Ma pochi ricordano che l’azienda va capita prima di essere comunicata. La vera sfida dei prossimi anni è trasformare una generazione di imprenditori intuitivi in gestori consapevoli.”

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